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Galileo SGP: L’ipocalorico menù di lunga vita
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INVECCHIAMENTO

L’ipocalorico menù di lunga vita

Jun 25, 10:09 AM | di Katia Clemente | tags:

L’aumento dell’aspettativa della vita umana rende l’invecchiamento il grande tema del futuro. Ma è possibile vivere a lungo, in salute? Sembra di sì, se si segue una rigorosa dieta ipocalorica. A proporre la chiave per una vita longeva, ma soprattutto sana, è un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis (Missouri, Usa), dello University College of Londra (Regno Unito) e dell’Andrus Gerontology Center della University of Southern California (Los Angeles, Usa). Mangiare meno, quindi, per proteggersi dalle malattie collegate all’età come il diabete, i tumori, le patologie cardiovascolari e neuro-degenerative.

Lo studio, scritto dai tre massimi esperti di restrizione calorica e pubblicato su Science, fa il punto della situazione: tutti gli organismi, dai lieviti, ai moscerini della frutta, ai roditori, fino agli esseri umani, traggono evidenti benefici da una dieta ipocalorica che, negli organismi più semplici, può addirittura raddoppiare o triplicare l’aspettativa di vita.

In tutti i modelli animali presi in esame la riduzione delle calorie dal 10 al 50 per cento diminuisce l’attività dei segnali molecolari di alcune vie metaboliche correlate all’invecchiamento, come il fattore di crescita insulino-simile (IGF-1) e il bersaglio della rapamicina (mTor); gli stessi effetti benefici si osservano in quegli animali in cui sono state modificate geneticamente o farmacologicamente queste vie di segnale, per simulare la restrizione calorica.

“Circa il 30-50 per cento degli animali sottoposti a restrizione calorica muore ad un’età avanzata senza sviluppare malattie tipiche dell’invecchiamento, mentre la maggior parte degli animali che seguono una dieta standard (94 per cento) sviluppa malattie croniche: tumorali o cardiache”, spiega Luigi Fontana, coordinatore dello studio, direttore del Reparto di Nutrizione e Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e visiting scientist alla Washington University.

Negli esseri umani la speranza di vita in chi adotta una dieta restrittiva potrebbe raggiungere i 100 anni, ma i dati a disposizione, ottenuti su 25 volontari seguiti per circa 7 anni, sono ancora preliminari: i fattori di rischio cardiovascolare migliorano, le arterie carotidee sono pulite e il cuore ringiovanisce di 15 anni. Non mancano, tuttavia, alcune conseguenze spiacevoli, come il calo della libido dovuto a una riduzione dei livelli di testosterone, o l’aumentata sensibilità al freddo, a causa all’abbassamento del metabolismo basale.

Precisa Fontana: “L’obiettivo delle nostre ricerche non è estendere l’aspettativa di vita a 120-130 anni. Oggi la vita media nei paesi occidentali è di circa 80 anni, eppure troppe persone vivono in salute solo fino ai 50. Noi vogliamo utilizzare le scoperte sulla restrizione calorica per colmare il divario tra la durata della vita e la durata della vita sana, che è appunto di circa 30 anni. Di conseguenza, prolungando la salute, anche la vita media potrebbe aumentare fino ai 100 anni”.


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