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Galileo SGP: Comunicare la scienza in Europa
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Comunicazione scientifica

Comunicare la scienza in Europa

Jun 5, 09:23 AM | Valentina Vecellio | tags:

 

É meglio che a parlare di scienza sia un ricercatore con buone capacità comunicative o un giornalista con solide basi scientifiche? Il recente convegno internazionale sulla scienza presso l'EURAC di Bolzano propone diverse formule vincenti.

Il 28 maggio 2010 si è svolto presso l’EURAC, Accademia Europea di Bolzano, un convegno internazionale sulla divulgazione scientifica. All’incontro, oltre a esperti di comunicazione e ricercatori da tutta l’Europa, ha partecipato anche Peter Grünberg, premio Nobel per la fisica 2007, cui si deve la scoperta della magnetoresistenza gigante (GMR) e che, con una serie di calci a effetto sferrati a un pallone, ha spiegato in maniera molto semplice, ma eloquente, le leggi fisiche fondamentali che permettono a un aeromobile di galleggiare nell’aria. Il simpaticissimo matematico e statistico portoghese Nuno Crato, ora votatosi completamente al giornalismo scientifico, ha poi spiegato l’importanza della missione divulgativa del ricercatore, che, comunque, deve allontanarsi dai rigidi schemi “da laboratorio” per scoprire la vena creativa che rende unico un pezzo giornalistico di tipo scientifico.

La conferenza ha costituito anche la fase finale del progetto My Science, finanziato nell’ambito del “7° Programma Quadro” della Commissione Europea e coordinato dall’EURAC, per favorire il contatto fra i giornalisti e il mondo della ricerca e diffondere i risultati dei laboratori, a loro volta finanziati dall’UE. A seguito di una selezione, che teneva conto di curricula ed esperienze di settore, gli 85 partecipanti, di età compresa fra i 20 e i 30 anni, hanno potuto cimentarsi in prima persona in esperimenti stile HANDS ON & HEARTS ON, all’interno di laboratori di genetica (Budapest), informatica (Vienna), chimica (Praga), energie rinnovabili, telerilevamento applicato e diritti delle minoranze (EURAC). I lavori migliori sono stati infine raccolti e pubblicati nella rivista scientifica dell’Accademia di Bolzano Academia. Lingua franca del progetto è stata l’inglese, come del resto del convegno, che ha permesso al pubblico internazionale di confrontarsi direttamente con i diversi relatori. Fra questi, nel pomeriggio, c’è stato anche il dottor Albert Zink, paleopatologo e direttore dell’Istituto per le Mummie e l’Iceman e autore di alcuni importanti studi sull’Ötzi (la mummia del Ghiacciaio del Similaun) e Tutankhamon, che ha introdotto e moderato il frizzante dibattito sull’etica in anatomia clinica e antropologica. Diversi esempi di best practices da Belgio (esempi di piattaforme video europee), Turchia (progetti di divulgazione scientifica per bambini e ragazzi) e Inghilterra (prof. Steven Miller, University College London, coordinamento workshop di My Science) hanno concluso la serie di interventi, cui è seguito uno scoppiettante standing dinner allietato da musiche folcloristiche e arie classico-romantiche. La sfida fra ricercatori divulgatori e giornalisti esperti si è conclusa in assoluta parità, segno che per un comunicatore scientifico non è tanto importante la sua estrazione, quanto piuttosto una solida preparazione interdisciplinare, la critica selezione delle fonti, lo stile rapportato al target e la creatività. Un importante incitamento per noi tutti, che dite? (a proposito: sempre che riesca a vincere la mia sfida personale con YouTube, inserirò presto alcuni interessanti contributi video sulla manifestazione!)