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INTERVISTA

La sconfitta della politica

Jul 15, 07:59 AM | di Matteo Ciangherotti

“Purtroppo non c’è alternativa al privato. La riforma Ronchi ha stabilito che gli amministratori pubblici sono incapaci di gestire il servizio idrico”. Paolo Marson, assessore all’ambiente, difesa del suolo e risorse idriche della provincia di Savona, interviene in un incontro pubblico sulle problematicità di gestione dell’acqua. Il sistema degli acquedotti italiani vive una fase di grave inefficienza che ha reso necessario l’intervento da parte di investitori privati. 

Custodire l’acqua: gestione pubblica o privata?

“È una questione di volontà. La gestione dell’acqua richiede grandi investimenti e un ammodernamento delle tecnologie. Il sistema italiano è molto frazionato e poco efficiente. Chi si assume la responsabilità politica di gestire un’attività così complessa?”.

Dunque il privato come soluzione?

“La riforma Ronchi sancisce il fallimento degli amministratori pubblici, incapaci di gestire il servizio. Bisognerebbe creare un sistema efficiente ed economico per mantenere l’acqua in mano pubblica”.

La legge però obbliga i comuni a cedere a soggetti privati almeno il 70 per cento della proprietà sull’acqua.

“Sì, la privatizzazione è senza ritorno. In questo sistema è divenuta necessaria. Una classe politica autoreferenziale, che vuole sopravvivere a se stessa, si è dimostrata incapace di gestire una problematica così ampia”.

L’acqua si presta a una gestione puramente economica, di mercato?

“L’acqua è un bene normalmente sottratto all’economia, deve appartenere a tutti. È un bene ambientale e pubblico. Non è per sua natura un bene da libero mercato”.

E allora?

“L’acqua pubblica in Italia costa troppo poco, 1 euro a metro cubo circa; la più bassa tariffa europea. Gli investimenti sulla rete idrica divengono così impossibili perché mancano i soldi. Inoltre vi è una bassa efficienza nel sistema distributivo: perdiamo in media il 50 per cento dell’acqua captata”.

E affidarla al privato è il sistema migliore?

“Personalmente credo di no, ma oggi non vi è altra soluzione possibile. E comunque il ciclo dell’acqua è già parzialmente gestito da numerosi soggetti privati. Solo in provincia di Savona sono 18 le società che intervengono nei processi che vanno dalla captazione alla distribuzione della risorsa acqua”.

Vince l’idea della privatizzazione della vita?

“Il problema è quale sia effettivamente il modello di sviluppo migliore. È difficile rispondere. Più semplicemente dovremmo domandarci quale vogliamo”.